Riflettevo nella doccia sulle possibili alternative future.
A furia di riflettere, ho capito che probabilmente la via per la sopravvivenza è il compromesso, almeno per i prossimi tre mesi.

Compromesso significa pensare il meno possibile, ricordare il meno possibile, lasciare poco spazio all’introspezione superflua, all’analisi di cause e conseguenze. Meglio non ricordare perché è andata così. Meglio di no.

La nuova prospettiva dev’essere l’oggi, il presente in funzione di ottobre, di tutto quello che sarà.
Il mio cervello ed il mio tempo saranno occupati fino al 23 luglio con i bambini, da lì in poi so solo di un concerto il 26 e di un viaggio-ripiegomamegliocheniente dal 6 al 13 agosto.

In questi programmi devo inserire almeno 2 giorni a Milano e due a Padova, per vedere, capire, scegliere e porre le basi.

Chiaramente, ci sono momenti in cui la paura mi prende allo stomaco e mi fa venir voglia di restare rintanata sotto le coperte ad libitum, ma sono fisiologici e l’ennesimo aim di questi mesi è imparare a conviverci il più serenamente possibile.

Said so, buonanotte.

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