“[...] e volevo dirti anche che io non mi dimenticherò MAI di te e di quello che sono riuscita a provare per la nostra amicizia, che è stata qualcosa di così grande e travolgente che non è neanche possibile descrivere…[...]…e assolutamente proprio tu non ti meritavi tutto questo, tutto il male che ti ho fatto”.

Mi ero svegliata con il mal di testa da alcool, che in effetti non provavo da troppo tempo. Mi ero svegliata con i sensi di colpa per una chiacchierata con la persona sbagliata. Mi ero svegliata prestissimo, perchè mia sorella studia anche la domenica mattina alle 7.30, con la luce accesa, incurante del fatto che io possa dormire. Mi ero svegliata triste, ed è giustamente arrivato il colpo di grazia.

Non avevo mai provato questa sensazione, mai la fine di un’amicizia era stata così definita, netta, inevitabile. Fare altrimenti significherebbe illudersi, fingere che ci sia ancora qualcosa da salvare. Non rimane niente, invece, quindi l’unica cosa da fare è accettarlo. Accettare di aver investito troppo – tutto – quando sapevo che non c’era niente dall’altra parte. Quando sapevo che ai miei fatti corrispondevano le sue parole.

Potessi, urlerei e spaccherei tutto. Eppure i primi mesi di distanza sono passati, ormai è un’altra assenza “solita”. Diversa, sì, ma solita. E’ tutto diverso. Non avrà nessuno da chiamare in piena notte, quando farà un incubo, nè nessuno che aspetti che si addormenti, al telefono.  Io non avrò nessuno a cui pensare immediatamente quando succede qualcosa, almeno non quanto pensavo a lei, con quella voglia di dirle subito “Non puoi capire, hai presente…?”. E i sogni continueranno a risolvere al posto mio quello che non va. E’ la prova di una grande verità: dare, darsi troppo non è giusto. Anzi: peggiora le cose, mi ha reso scontata e scontata non voglio essere.

Farò in modo di ricordarlo.

°°We’ll always be bestfriends, something between you and me, Tell me why I can’t find satisfaction somewhere else°°

°°We promised the world, we’d tame it, what were we hoping for?°°